Ci piace pensare che un Festival possa generare una comunità, permanente e riconoscibile.

Ci piace pensare che i valori che ne determinano identità e distinzione possano invertire le traiettorie del sistema in atto, alimentando buone pratiche e creando nuove prospettive.

Ci piace pensare che la gratuità sia l'inciampo e la smagliatura che convoca partecipanti e spettatori, pubblico e addetti ai lavori.

Gratuità come nervatura delle relazioni, gratuità come orizzonte di un'utopia periferica, galleggiante ma dalla visione globale e pura.

Chi partecipa a Grenze dona un segmento parallelo della sua storia, contemporaneo al suo processo produttivo e condivide con noi l'esperienza dello scambio e soprattutto della preziosa libertà che ne è profumo.

Gratuità è un terreno comune, una zona franca praticabile se ne viene condiviso il valore e la sostanza ultima.

Donare, scambiare, partecipare diventano le condizioni che fanno di Grenze un modo di abitare le circostanze, inventando una linea di fuga percorribile finalmente da tutti.